DIO FLUVIALE
Il DIo fluviale di Michelangelo Buonarroti.
La Sala del Dio Fluviale è aperta al pubblico grazie alla generosa disponibilità dell’Associazione di volontariato “Amici di Musei” di Firenze, e di alcuni Professori dell’Accademia stessa. Se le risorse finanziarie lo consentiranno, sarà possibile nel futuro aumentare le ore di apertura, compatibilmente con le altre attività dell’Accademia.
orari: lunedì-martedì-mercoledì e venerdì 10:00-13:00 / 14:00-17:00
La Sala del Dio Fluviale è aperta al pubblico grazie alla generosa disponibilità dell’Associazione di volontariato “Amici di Musei” di Firenze, e di alcuni Professori dell’Accademia stessa. Se le risorse finanziarie lo consentiranno, sarà possibile nel futuro aumentare le ore di apertura, compatibilmente con le altre attività dell’Accademia.
orari: lunedì-martedì-mercoledì e venerdì 10:00-13:00 / 14:00-17:00
L’Accademia delle Arti del Disegno è la più antica del mondo occidentale. Le Arti del Disegno sono la Pittura, la Scultura e l’Architettura, che hanno il disegno come denominatore comune. L’Accademia fu fondata dal pittore, scrittore e architetto Giorgio Vasari nel 1563, ubbidendo al volere del Granduca Cosimo I dei Medici. Il suo nume ispiratore era Michelangelo, definito “padre e maestro”, che sarebbe morto a Roma l’anno successivo, a ottantanove anni. La finalità dell’Accademia era di elevare lo stato sociale degli artisti, di insegnare le arti, e di realizzare un centro di incontro per gli artisti, dove potessero confrontarsi e discutere i problemi della creazione artistica.
Dopo una serie di riforme, iniziate ad opera del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena alla fine del Settecento, l’Accademia delle arti si divise in una serie di Istituti diversi; fra questi, l’Accademia di Belle Arti (cui spetta l’insegnamento delle arti) e la nostra Accademia delle Arti del Disegno, che ricevette la sua configurazione attuale nel 1937. Dal 1970 la sua sede è il trecentesco “Palazzo dei Beccai” (cioè dei macellai), proprietà dello Stato, situato difronte alla chiesa di Orsanmichele. Il suo compito è la promozione delle arti, comprese la Musica e lo Spettacolo, e delle discipline umanistiche e scientifiche. Svolge dunque molte attività in tutti i campi della cultura e dell’educazione. E’ un Ente senza scopo di lucro, i cui membri sono tutti volontari (tranne il ridottissimo personale interno).
L’Accademia è titolare della Cappella dei Pittori ovvero di San Luca, intitolata al Santo protettore degli artisti, l’evangelista Luca, che si trova nel complesso conventuale della SS. Annunziata. Si tratta di un ambiente straordinario per qualità artistiche e importanza storica, realizzato poco dopo la fondazione dell’Accademia, recentemente restaurato: offre a chi lo visita la particolare sensazione di trovarsi improvvisamente nel XVI secolo (è visitabile in alcuni giorni della settimana; informazioni presso l’Accademia). L’Accademia possiede alcune opere d’arte di grande importanza, alcune delle quali (soprattutto del XIX secolo) sono depositate presso altri Musei di Firenze, mentre altre le ha ricevute in deposito, come, nel Salone delle Adunanze (la grande Sala al pianterreno destinata alle iniziative pubbliche dell’Accademia), l’affresco monumentale in tre parti raffigurante una Crocifissione fra Santi di Jacopo Pontormo (c.ca 1522) o le due ante d’organo del pittore fiorentino Francesco d’Antonio (c.ca 1440). Fin dall’origine nella Sala è invece il grande affresco di una Madonna e Santi, di Mariotto di Nardo (Firenze, c.ca 1400). Nel Salone delle Adunanze si troverà una serie di ritratti degli storici presidenti dell’Accademia.
L’opera più preziosa proprietà dell’Accademia, il Dio Fluviale di Michelangelo, ha vissuto una storia particolare, che merita di essere raccontata. Si tratta di un grande modello in terra cruda ovvero argilla, realizzato da Michelangelo attorno al 1525, nel periodo in cui stava lavorando al complesso della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Raffigura un vecchio disteso supino, grande poco più del vero, con il busto sollevato, mancante della testa, di parte delle braccia e delle gambe: non perché le abbia perse, ma perché era stato realizzato così. Rispondeva alla iconografia degli Dei Fluviali, figure di vecchi che rappresentavano dei Fiumi, intesi come sorgenti di vita e origini del mondo, assai diffusa nell’antichità classica greca e romana. Era uno dei due modelli citati dalle fonti dell’epoca, che Michelangelo aveva realizzato di sua mano perché gli servissero come guida per delle statue in marmo, che aveva progettato di realizzare ai piedi dei due monumenti funebri esistenti nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo, quelli di Giuliano dei Medici Duca di Nemours e di Lorenzo dei Medici Duca di Urbino. Le statue in marmo non furono mai eseguite, e la sopravvivenza di uno dei due modelli è da considerare un evento straordinario, perché normalmente questi manufatti, eseguiti in materiale effimero, non erano destinati a durare e non sono sopravvissuti, con pochissime eccezioni. Il nostro modello, rimasto nella Sagrestia Nuova quando Michelangelo nel 1534 si trasferì a Roma (da dove non sarebbe mai più tornato a Firenze), era proprietà del Granduca Cosimo I dei Medici, che poi lo donò a Bartolomeo Ammannati, suo architetto (Ponte a Santa Trinita) e scultore (Fontana del Nettuno in Piazza Signoria). Il 28 aprile 1583, Bartolomeo Ammannati a sua volta lo donò generosamente all’Accademia delle Arti del Disegno, “a benefizio dei giovani che volevano studiare”.
Il modello è menzionato ripetutamente nelle fonti antiche, fino al 1791, quando è descritto “di stucco scuro sopra un trespolo imperniato”, prova che per allora aveva ricevuto la coloritura scurissima che è stata rimossa nel recente restauro. Successivamente il Dio Fluviale era andato perduto, nel senso che non si sapeva più cosa ne fosse successo. Nel 1906 fu riscoperto dallo studioso tedesco Gottschewski, confuso fra le statue in gesso dell’Accademia di Belle Arti. Fu dato in deposito alla Galleria dell’Accademia; da lì nel 1964 alla Casa Buonarroti; fin quando, nel febbraio 2018, è tornato al suo proprietario, l’Accademia delle Arti del Disegno. Fra il 2015 e il 2017 è stato sottoposto a un restauro condotto dalla restauratrice dell’Opificio delle Pietre Dure Rosanna Moradei, che ha rimosso la coloritura scura settecentesca, ritrovando l’originale color bianco realizzato con biacca, e consolidato il materiale originale. Non è stato possibile rimuovere i brutti ferri nei quali è imperniato il Dio Fluviale, opera estremamente fragile perché realizzato, come detto, in terra non cotta, addizionata, per compattarla, con crini di cavallo e cimature di panni. Nella posizione pensata in origine da Michelangelo la statua doveva essere più seduta, e appoggiata su un fianco.
L’Accademia ha realizzato una Sala espositiva dedicata al Dio Fluviale, inaugurata il 18 ottobre 2025, giorno della festa di San Luca. Il progetto architettonico ed espositivo è dovuto agli architetti David Palterer e Norberto Medardi di P&M architecture, coadiuvati nell’allestimento dal Segretario Generale dell’Accademia, Giorgio Bonsanti, cui si deve il progetto di recuperare per l’Accademia il Dio Fluviale. La Presidente dell’Accademia, Cristina Acidini, ha condotto con successo una campagna di fund raising che ha permesso di realizzare la nuova Sala espositiva. La grande figura è rimasta sulla base settecentesca, ma inglobata in un parallelepipedo di vetro realizzato a Venezia che suggerisce il moto dell’acqua. La base è stata dotata di quattro congegni destinati ad assorbire eventuali scosse sismiche.
Le altre due opere in questa Sala, conferite all’Accademia fino dagli inizi dell’Ottocento, sono di artisti che sono stati in stretto contatto con Michelangelo. La Lunetta con l’Adorazione dei Pastori (c.ca 1500) è opera del pittore Francesco Granacci, amico di Michelangelo fin da quando da ragazzi studiavano insieme per diventare artisti. E’ stata restaurata di recente, così come il Crocifisso ligneo della Bottega dei Sangallo (c.ca 1510 – 1520), famiglia di scultori e architetti, che è stato trasferito recentemente nella Sala del Dio Fluviale dalla Sagrestia della Cappella di San Luca. E’ uno dei pochi esemplari conservati di grandi dimensioni creati nella Bottega dei Sangallo, e certamente il più bello. Si tratta di un’opera di qualità straordinaria, e di eccezionale stato di conservazione, rivelato nel restauro rimuovendo una coloritura scurissima.