Cosimo II e il ‘Risveglio della Pittura’: committenza e collezionismo 

16 dicembre - 16 dicembre
17.00
Salone delle Adunanze, Accademia delle Arti del Disegno

Cosimo II e il “risveglio della Pittura”

committenza e collezionismo

Maria Cecilia Fabbri

ABSTRACT

 

A differenza del padre Ferdinando I de’ Medici, suo predecessore nel governo della Toscana, il granduca Cosimo II non legò il proprio nome a vaste campagne di decorazione murale e l’unica commissione ad affresco a lui riconducibile con sicurezza nell’arco dei dodici anni di regno (1609-1621) è la perduta Allegoria di Firenze in piazza della Calza, risalente al 1616, che segnò la prima affermazione pubblica di Giovanni da San Giovanni. Benché circoscritto ai dipinti da cavalletto sia nel grande che nel piccolo formato, il contributo offerto da Cosimo II nel campo della pittura apparve determinante già agli occhi dei contemporanei per la molteplicità d’interessi e l’apertura ad altre scuole e alle più aggiornate forme di espressione figurativa; tant’è che a poco più di un anno dalla sua prematura scomparsa nel 1621 il cardinale Carlo de’ Medici volle dedicare al fratello defunto una sala del Casino di San Marco volta a celebrarne in chiave allegorica il ruolo di patrono delle arti e fautore della rinascita dell’Architettura e della Scultura al pari della Pittura. Il presente intervento – che prende spunto nel titolo dalla lunetta con Cosimo II risveglia la Pittura affrescata da Fabrizio Boschi su richiesta del porporato (1623) – intende fornire una panoramica a tutto tondo del collezionismo cosimiano nel campo della pittura: dalle opere commissionate in ambito locale a quelle eseguite da pittori non fiorentini stabilitisi a corte su invito del granduca; dagli acquisti presso raccolte private a quelli effettuati a Roma tramite agenti di fiducia. Da qui il focus dedicato a uno degli aspetti più rilevanti del collezionismo cosimiano, ovvero il precoce arrivo alla corte medicea di pitture d’indirizzo caravaggesco: dalle tele eseguite da Battistello Caracciolo e da Artemisia Gentileschi durante la loro permanenza a Firenze a quelle reperite sul mercato romano sotto i nomi di Bartolomeo Manfredi, Bartolomeo Cavarozzi e Gerrit Honthost.