RENATO ALESSANDRINI 1919-1991. La mostra

Il Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Prof. Luigi Zangheri

è lieto di invitare la S.V. all’inaugurazione della mostra

il giorno 5 novembre 2015 ore 17.30

 

presso la Sala Mostre dell’Accademia delle Arti del Disegno Via Ricasoli, 68 – angolo Piazza San Marco

 RENATO ALESSANDRINI 1919-1991

a cura di Domenico Viggiano

 

siete tutti invitati a partecipare

dal 6 al 28 novembre 2015 – martedì-sabato 10.00-13.00 / 17.00-19.00 domenica 10.00-13.00

lunedì chiuso

 

INVITO ALESSANDrini

 

 

Antologia della critica

a cura di Anna Gallo
“Naturalezza e precisione d’accento sono le più evidenti qualità della pittura che Renato Alessandrini espone […] e già queste basterebbero a distinguerlo in un momento come il nostro in cui prevalgono l’affettazione e la tendenza all’approssimativo. Ma una qualità anche più rara distingue il giovane artista e cioè una specie di sua particolare grazia di concezione e di esecuzione che lo porta ad un eloquio contenuto ma non oscuro, si direbbe fiducioso, leggero, ma non sbrigativo”

Giovanni Colacicchi, 1957

 

“Le perplessità dell’artista contemporaneo non sono estranee ad Alessandrini, certo, ma veniamo subito avvertiti che egli non conta di risolverle con clamorose sortite. La composta fantasia grafica, il disegno appena più brusco non esercitano alcuna violenza. Il segno duttile senza ne arbitrii né prevaricazioni, segue i corpi nella stasi e nel movimento, da nitido smarginandosi e intricandosi sotto la duplice sollecitazione a penetrare la sostanza immediata e a comporlo in forme, a esprimere insieme l’attimo e la durata, quel che più conta Alessandrini, persegue l’intento, almeno nei momenti più felici, per via di un fermo ma naturale incanto, senza sacrificare né a una curiosità episodica, né a una idea prevenuta e senza far prevalere il mordente dell’icasticità a spese di una più ampia e calma visione pittorica”

Mario Luzi, 1963

 

“il lavoro di un artista quanto mai riservato, raccolto quasi gelosamente in un approfondimento intenso, a volte perfino affaticato, di un suo linguaggio sinceramente e soffertamente naturalistico […] Per Alessandrini il lavoro pittorico si fonda su una nozione di natura come spettacolo intimamente familiare all’uomo, di cui costituisce l’orizzonte quotidiano e fraterno, il riferimento più durevole e stabile, per raggiungere, al di là dei propri limiti e della propria fragilità, un termine oggettivo e in certo senso trascendente […] il tutto risentito peraltro con un senso più moderno e mobile, con un’increspatura avventurosa che fa di un trascorrere di nubi o di un infoltirsi di verde un evento labile e in qualche modo incisivo”

Renzo Federici, 1976

 

“C’è un’incisione su tutte che forse può essere presa a testimoniare più di ogni altra il senso profondo della lettura del mondo e elle cose che Alessandrini compie e che riporta sulla lastra, con perizia eccezionale: ed è quella straordinaria “cascata di acqua” che scende tra il mucchio e i sassi, con il mistero di ciò che nasce e che vive, che scorre e si rinnova in un continuum senza fine.

È il senso profondo dell’esistenza che entra in gioco, non isolata in sé o per sé, ma immessa nella più vasta realtà corale del cosmo, scoperta e individuata nelle più piccole particelle del suo essere e divenire che partecipano tutte allo stesso modo di questo pulsare all’unisono in un rapporto interessante, in un legame che non ha fine, in un palpito che ha davvero il mistero universale. Questo dell’immergersi nel mondo, questa specie di recusatio all’isolamento come individuo è forse la caratteristica più costante della visione di Alessandrini: anche quando un singolo oggetto o un singolo personaggio sta sulla scena, esso non è mai solo: la vibrazione continua che è nell’involucro che lo definisce (involucro che non è mera superficie esterna e esteriore, ma contenitore di una vita che dentro di lui pulsa) si apre nell’atmosfera, alla luce e allo spazio, diventa mezzo di partecipazione corale dell’esistenza.

L’uomo e le cose non sono così mai soli e se nelle cose è la storia e il loro tempo, nell’uomo è il pensiero che viene fuori, nitido e vibrante”

Umberto Baldini, 1980

 

“quando a 35 anni, nel ’54, si sposa, si può dire abbia inizio la sua maturità di artista. Da allora al 91, anno della morte, sono 663 lastre alle quali è consegnata la sua attività di incisore […] Alessandrini esponeva di preferenza dipinti e acquerelli. Di mostre di incisione si ricordano soltanto quella alla Strozzina del 60; alla Vigna Nuova del 63 con presentazione di Mario Luzi; a questa stessa Accademia delle Arti del Disegno nel 1970 con prefazione di Luciano Berti; alla Galleria dell’Incisione a Venezia nel 1973; alla Galleria il Mezzanino di Pistoia nel 1978 con presentazione di Dante Giampieri; e al Mirteto di Firenze nel 1980 con presentazione di Umberto Baldini. […] Il rapporto dell’incisione con la pittura in Alessandrini non è tanto facile a definire. Si direbbe che per lui i due modi espressivi si affianchino rimanendo distinti. Nella pittura Alessandrini è ossessionato dal tono. E’ l’ambiente circostante che glielo impone, ma si direbbe che egli non si arrenda mai a una soluzione tonale del dipinto, il suo colore è sempre in rotta con la circostanza tonale sulla quale cerca anzi di prendere il sopravvento, e a tratti sprizza qualche scintilla, quando non ne lacera il velo del tutto”

Alessandro Parronchi, 1993

 

“Sul mondo che gli stava d’intorno Alessandrini aveva fatto la sua scelta, di modo che l’insieme delle sue figurazioni costituisse un universo quieto, ma intensamente logorato in ogni fibra.

Sia che affondi l’occhio in una cava di pietra, o in una frana o in un intrico di rovi dentro il quale mormora l’acqua di un torrente, o lo distenda sulla scacchiera irregolare di una campagna, o avverta il riflesso del cielo sulla superficie di una marina versiliese, o ripercorra la cresta delle Apuane, il suo ritrarre ha il valore emozionante di una rievocazione, è un presente intriso di memoria.

È questo che dà valore ad ogni momento del suo percorso attivo, durato approssimativamente 55 anni (1936-1991). Così in una vita divisa tra il lavoro di insegnante e quello di artista, le vacanze passate sulla spiaggia versiliese hanno segnato un provvidenziale ritorno allo studio del corpo umano, mentre i volti dei familiari o quelli emersi da fortunati incontri hanno dato alimento alla sua vena di ritrattista capace di affondare in una acuta indagine di psicologo. […] Pittoricamente però egli è un tonale, a cui continuamente avviene d’esser tentato a rompere il tono per uno sprigionarsi più vivido di questo o quel colore; come si vede soprattutto nelle splendide composizioni floreali. Ma ecco che mentre nella sua opera di pittore non si dichiara apertamente la presenza di un plein air, anche in un interno, a traverso il fogliame, nell’aldiquà di uno specchio o di una vetrata, l’effetto della luce si solidifica e la figura fa tutt’uno con l’ambiente. La tradizione toscana ottocentesca si apre così allo studio del tonalismo moderno, auspici De Pisis e Morandi, e la luce che filtra dalle piante si rifrange nelle vetrate si condensa nelle figure in una delle sintesi più felici e ricche di significato a cui abbia dato vita la pittura italiana del XX secolo.”

Alessandro Parronchi, 1996

 

“La lettura di un raffinato conoscitore del Novecento toscano del calibro di Raffaele Monti aveva precisato la posizione di Alessandrini entro i movimenti figurativi che negli anni immediatamente seguenti la seconda guerra mondiale si erano avvicendati a Firenze accordando alla Città una posizione non secondaria entro il panorama nazionale. Qualche anno prima, nel 1999, la mostra delle acquisizioni della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti non soltanto aveva sancito l’ingresso dell’artista in una delle più importanti collezioni storiche italiane, con il dono da parte della moglie Maria di tre dipinti datati fra gli anni 50 e gli 80, ma aveva consentito altresì di tracciare un profilo significativo di Alessandrini pittore di piani astrattivi memori delle analogie di Cezanne, autore di ritratti sensibili ai modelli più espressionisti della pittura europea, sensibile compositore di nature morte e paesaggi pertinacemente intrisi delle intense suggestioni della letteratura Novecentesca”

Carlo Sisi, 2004

 

“Alessandrini è stato un instancabile viaggiatore. Con l’animo predisposto alla sorpresa, ha attraversato per anni gli spazi dell’abitazione e dello studio, certo che il viaggio non è uno spostamento fisico dello spazio, ma un fenomeno psicologico e, per alcuni privilegiati, spirituale.

Ha posato lo sguardo, umile e rapace, sulle pareti domestiche e sugli oggetti a lui cari, lasciando che il paziente dosaggio chiaroscurale e il sapiente uso delle velature mostrasse quelle verità che solo la pittura sa capire.

Vasi di fiori, frutta disposta su un tavolo, libri e interni, sono soggetti banali solo per artisti banali.

Alessandrini ha reiterato questi soggetti dispiegando, con gli strumenti della pittura, le armi della suadenza poetica, che ingentilisce la vita e offre prospettive di grazia e leggerezza esistenziali a chi sa farle proprie”

Stefano de Rosa, 2004

 

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