QUALE FUTURO PER FIRENZE DOPO L’EMERGENZA

Quale futuro per Firenze dopo l’emergenza

mercoledì 27 maggio 2020

L’Accademia delle Arti del Disegno organizza un incontro pubblico online
che si terrà mercoledì 27 maggio alle ore 17.00 sulla piattaforma

google meets, aperto a tutti gli interessati per discutere il documento
QUALE FUTURO PER FIRENZE DOPO L’EMERGENZA
(https://www.aadfi.it/quale-futuro-per-firenze-dopo-lemergenza/)

INTRODUZIONE
Prof.ssa Cristina Acidini
Presidente

Prof. Giorgio Fiorenza
Presidente della Classe Discipline Umanistiche e Scientifiche

 

INTERVENGONO
Arch. Prof. Renzo Manetti
Presidente della Classe di Architettura (coordinatore del documento)

Prof. Gaspare Polizzi
Vicepresidente della Classe DUS (coordinatore del documento)

Paolo Ermini
Direttore del Corriere Fiorentino

Cecilia del Re
Assessora urbanistica, ambiente, agricoltura urbana, turismo,
fiere e congressi, innovazione tecnologica, sistemi informativi

Per partecipare occorre inviare una e-mai a eventi@aadfi.it
riceverete nella giornata di mercoledì 27 il link per il collegamento su google meets

 

PER SCARICARE IL PROGRAMMA CLICCARE QUI

 

 

L’impegno dell’Accademia per Firenze

L’Accademia delle Arti del Disegno, fondata da Cosimo I nel 1563, si occupa di ogni ambito afferente all’arte ed è per questo articolata in cinque classi: Pittura, Scultura, Architettura, Storia dell’Arte, Discipline Umanistiche e Scientifiche. Attraverso le attività delle classi, l’Accademia incoraggia e promuove studi e manifestazioni che valorizzino il fare artistico, si propone come luogo di incontro e di confronto fra istituzioni culturali, professionisti, enti: dall’Università agli Ordini, alla Soprintendenza. L’Accademia è dunque un luogo privilegiato di osservazione e di confronto, dal quale possono scaturire analisi, proposte, idee, progetti. In base a questo indirizzo, da tempo rivolge un’attenzione particolare alle problematiche dei centri storici. Gli eventi promossi in questi ultimi anni sono stati molteplici. Si è soffermata a più riprese sul problema di una nuova progettualità urbana per Firenze, all’altezza delle sfide globali del nostro tempo. È stato avviato un percorso di riflessione che, chiamando a raccolta le più diverse competenze, si è concretizzato negli ultimi due anni in due Giornate di Studio su I fiorentini e il centro storico: una città senza residenti? (23 e 29 maggio 2018), in due Giornate di Corso su Firenze, il centro storico Patrimonio Mondiale UNESCO. Conoscenza Tutela Progettazione (11 e 12 aprile 2019), promosse in collaborazione con gli ordini degli architetti e degli ingegneri di Firenze, nella presentazione, il 14 maggio 2019, del numero 86 di ANANKE, con il Dossier Firenze in svendita, nella partecipazione, il 9 luglio 2019, al convegno dell’Ordine e della Fondazione Architetti di Firenze su Fare e disfare…iniziamo a ragionare e in una Giornata di Studi su I centri storici di Toscana: musei per turisti o città da abitare? (26 settembre 2019).

La pandemia prodotta dal virus SARS-CoV-2 ha mutato rapidamente lo scenario e le prospettive che da quei convegni erano emerse. La drammatica esperienza che stiamo vivendo impone una riflessione nuova sulla città e sull’architettura stessa. È  necessaria una città resiliente, sempre più smart, collegata in rete, una città meno rigida, flessibile, i cui spazi siano adattabili rapidamente a scenari in continua mutazione. Anche  l’architettura degli edifici deve improntarsi a una capacità di mutare, a una minor specializzazione degli spazi, fattori questi che impongono non solo una diversa progettazione ma anche altrettanta capacità per le norme di essere più flessibili e soprattutto di facile leggibilità, interpretazione e applicazione.

Per quanto attiene in particolare ai centri storici, il problema non è più quello del controllo di un turismo di massa disordinato che si impadronisce degli spazi e degli edifici, costringendo i cittadini ad andarsene per la lievitazione dei prezzi e la mancanza dei servizi, ma appare, quasi all’opposto, quello di ridar vita a un centro storico oggi abbandonato dal turismo, svuotato da attività e servizi, spopolato dai residenti.

Un nuovo progetto urbano per Firenze

Accogliamo quindi con piacere e senso di responsabilità l’invito del sindaco Dario Nardella che, durante il Consiglio comunale del 30 marzo scorso, ha espresso la volontà politica di raccogliere i contributi competenti per ridisegnare gli spazi urbani e modificare gli stili di vita cittadini e si è impegnato a progettare un piano urbanistico che incentivi l’insediamento di aziende ad alta tecnologia e a rivedere il sistema della mobilità basato sulle tramvie, alla luce dei costi di gestione che graverebbero in buona parte sul Comune.

Una visione urbana per Firenze ha il suo perno nella vita degli abitanti. La città vive dei suoi abitanti e di coloro che la frequentano per periodi più o meno lunghi, nelle diverse fasce orarie di una giornata. Edifici abitativi o monumentali, servizi commerciali o artigianali, reti di comunicazione materiale e virtuale sono funzionali a chi vive la città. Il problema della vita degli abitanti di Firenze è un problema complesso che va affrontato con  una interazione di competenze multidisciplinari. Nei nostri incontri è stata ribadita l’esigenza di riportare i cittadini ad abitare il centro, attraverso strumenti normativi che consentano un adeguamento delle abitazioni alla composizione dei nuclei familiari oggi profondamente mutata rispetto al passato; ed il recupero di complessi dismessi per abitazione sociale sul modello delle ex Murate (pensiamo anche al grande e devastato complesso di Sant’Orsola). Ma vanno individuati anche strumenti fiscali e normativi per mantenere o ricondurre nel centro i laboratori artigiani tradizionali che ne costituivano l’anima. Siamo consapevoli infatti che l’abitazione permanente è il presidio imprescindibile di un centro storico e che l’artigianato ne rappresenta una componente essenziale della cultura e dell’immagine, sia nelle attività tradizionali che nelle potenzialità offerte da una nuova creatività manuale.

I dati dimostrano che nel centro storico di Firenze entro la cerchia dei viali la maggior parte dei residenti è single: «Nel 2011 vi si contavano 38.703 abitanti (+11% tra 2001-2011): giovani e single (il 58,6% delle famiglie è mononucleare), che risiedono in case piccole» (Ilaria Agostini in ANANKE 86, p. 70). La riduzione del numero dei componenti dei nuclei familiari è una mutazione sociale profonda che coinvolge l’intera città e l’intera nazione, ma che nel centro storico diventa più accentuata per la struttura stessa della città antica. Le estese pedonalizzazioni e le difficoltà di accesso veicolare rendono il centro antico difficile da abitare per le famiglie con figli. Se vogliamo mantenere una residenza stabile dobbiamo dunque prendere atto che è necessaria innanzitutto una nuova strategia per la mobilità nel centro storico, che lo renda attrattivo per le famiglie. Una mobilità che preveda integrazione tra trasporto pubblico e privato. È  aperta da anni la discussione sulla realizzazione di parcheggi per residenti soprattutto nelle aree di margine tra il centro più antico ed i viali ottocenteschi: si tratta di una problematica da affrontare.

Si dibatte da tempo, anche fra noi accademici, se sia opportuno o meno il frazionamento degli alloggi del centro storico per adeguarli a nuclei familiari composti da sempre meno persone, senza per questo stravolgere un tessuto storico di elevato valore architettonico, testimoniale e culturale.

Secondo alcuni l’epidemia di Covid19 imporrebbe invece il ritorno ad alloggi più spaziosi, che facilitino la permanenza degli abitanti fra le mura domestiche e consentano un più agevole lavoro da casa. La cosa sarebbe tuttavia a discapito di una dimensione comunitaria, che ha bisogno di spazi pubblici o comunque comuni più vasti e attrezzati, dal verde urbano, ai servizi, ai luoghi di aggregazione. Non possiamo infatti ritenere che l’epidemia diventi una dimensione permanente e progettare abitazioni e spazi aperti in funzione di un’emergenza che è destinata comunque a passare.

Le abitazioni del centro storico avranno in ogni caso necessità degli adeguamenti antisismici e di quelli impiantistici che le rendano intelligenti: connessioni rapide alla rete, domotica, ricambi di aria meccanizzati ove le tutela delle tipologie storiche non consenta il miglioramento di un’aereazione diretta in molti casi insufficiente.

Anche le destinazioni e gli usi degli edifici devono poter mutare per adeguarsi a una società profondamente diversa e in rapida evoluzione. È impensabile ad esempio che edifici monumentali, nati come ricche residenze nobiliari, debbano rimanere abitazioni per una classe che non esiste più. Così come si sta ponendo il problema delle banche, che accorpano sedi e filiali lasciando liberi immobili che, considerata la loro tipologia e la loro destinazione, saranno spesso destinati a rimanere inutilizzati se non potranno essere oggetto di interventi di ristrutturazione e non di solo restauro.

Va poi affrontato il dialogo fra architettura contemporanea e tessuti storici con una prospettiva dinamica, che guardi al centro antico non solo come a un grande museo a cielo aperto ma come a realtà viva in divenire, e perciò pronta ad accogliere anche ragionati e meditati inserimenti di architettura contemporanea, specialmente in relazione al recupero di complessi dismessi.

A nostro avviso, la drammatica emergenza del virus SARS-CoV-2 insegna che la velocità incontrollata e accelerata degli scambi e dei flussi in funzione di rapidi profitti non solo non paga, ma porta con sé catastrofi. Firenze ha bisogno di una gestione controllata del suo patrimonio, di una gestione pubblica «forte», sorretta da conoscenze varie e complesse, e di investimenti consistenti e ben orientati. In vista del panorama, del tutto imprevisto, che si presenterà dopo l’emergenza è necessaria una spinta alla resilienza, funzionale a un riequilibrio ambientale, che può partire soltanto se la gran parte dei cittadini e di coloro che frequentano Firenze e il suo centro storico riterrà centrale la questione urbana, sostenendo la valorizzazione e la tutela degli spazi pubblici, perché la città sia percorribile con una mobilità privata e pubblica integrate, con un trasporto ecosostenibile, perché sia decorosa e bella in centro e in periferia. Si impone una radicale trasformazione culturale e antropologica, che torni a mettere al centro della vita fiorentina la cultura, l’istruzione, la ricerca. Perché a Firenze si possa “amministrare” il patrimonio artistico, conoscendolo e amandolo, è necessaria una spinta alla partecipazione e alla competenza critica, ovvero ancora una volta all’istruzione, alla cultura, alla ricerca, che promuova il diritto alla fruizione anche di quei “musei minori che minori non sono”, eventualmente richiamando e ampliando la pratica dell’abbinamento della bigliettazione tra musei grandi e piccoli, statali e comunali, in modo da regimentare e dirigere i flussi. È oggetto di discussione, con un confronto che rimane aperto, anche la proposta avanzata da diverse parti, per un prestito di opere d’arte significative dai musei maggiori a quelli cosiddetti minori per renderne la visita più appetibile.

Per sostenere tale trasformazione Firenze avrebbe bisogno di una struttura tecnica per favorire la resilienza, che unisca urbanisti, architetti, demografi, storici urbani, storici dell’arte, artisti, economisti, giuristi, sociologi, filosofi. Con obiettivi ben noti:

  1. l’integrazione di nuovi residenti nel centro storico, anche grazie all’immissione sul mercato immobiliare di affitti a prezzi bassi, contrattata con le aziende immobiliari che investono sulla rendita;
  2. il sostegno del piccolo commercio e dell’artigianato locale;
  3. il censimento e il monitoraggio delle aree di degrado e di microcriminalità;
  4. un piano di forestazione urbana;
  5. 5. il riuso delle aree pubbliche dismesse.

Linee guida da perseguire con le competenze multidisciplinari di una «scienza delle città», in un progetto di pianificazione urbana che va oltre la durata delle giunte comunali.

Una immagine di città per il nuovo Piano Operativo

Strumento fondamentale sarà il nuovo Piano Operativo, che dovrà a nostro avviso disciplinare gli interventi per edifici e non per tessuti urbani, anche facendo tesoro degli studi condotti per i precedenti strumenti urbanistici comunali. È essenziale anche una sburocratizzazione della prassi autorizzativa che, con le opportune garanzie, snellisca norme e procedure. Potrebbero essere opportuni provvedimenti anche semplici, come la reintroduzione di esperti esterni nella commissione edilizia comunale, oggi formata solo da funzionari dell’edilizia privata. L’inserimento di professionisti, che affrontino le problematiche anche dal punto di vista del cittadino e dell’operatore, renderebbe meno burocratici i pareri. Come è per i tecnici esterni della Commissione del Paesaggio, anche i membri esterni della commissione edilizia non dovranno assumere incarichi professionali nel territorio comunale.

È urgente rivolgersi anche all’esterno del centro storico, attraverso un’opera di riprogettazione e costruzione dell’immagine della città. Una traccia per riflettere sul presente può provenire dall’esempio dei maestri che hanno affrontato i problemi urbani di Firenze come Giovanni Michelucci, Giovanni Klaus Koenig, Franco Borsi, Marco Dezzi Bardeschi e Adolfo Natalini.

In questo contesto, appare importante la progettazione degli ingressi alla città, come elemento fondante di una cultura delle periferie. Proponiamo a questo proposito di progettare attraverso concorsi internazionali piazze che racchiudano l’immagine della città per chi la raggiunge dall’esterno. Se questa immagine sarà sciatta e disgregata, lo sarà di conseguenza l’impressione che ne riceverà il visitatore. I nodi di arrivo della principale viabilità extraurbana dovranno dunque segnalarsi per una forte impronta architettonica e urbana, come quella delle antiche porte medievali, come quella che Giuseppe Poggi attribuì alle piazze del suo viale di circonvallazione. Quel Piano per Firenze Capitale può ancora essere un modello operativo da seguire: le piazze dell’anello dei viali rappresentarono infatti, come già le porte medievali, il biglietto da vista di Firenze, l’immagine monumentale che presentava ai suoi ospiti.

Sarebbe, questa, l’occasione per dare risposta anche ad un’altra questione più volte sollevata, ovvero la progressiva rarefazione di interventi di artisti contemporanei nel tessuto viario urbano (con statue, gruppi statuari, fontane, installazioni), e altresì l’opportunità di prendere in considerazione un’ulteriore carenza specifica, che riguarda la scarsa presenza dell’elemento femminile sia sotto l’aspetto iconografico, sia sotto l’aspetto della creazione artistica.

Tornando alla costruzione di un’immagine degli ingressi della città, che sia coerente ed all’altezza di ciò che il visitatore troverà nel centro monumentale, lo strumento principe appare quello dei concorsi internazionali di idee. Il primo caso da affrontare potrebbe essere quello del viale Guidoni, la principale Porta di Firenze, aperta sull’area metropolitana. È questo il nodo in cui Firenze sta costruendo un nuovo volto, una porta che racchiude di fatto la percezione della città per chi la raggiunge dall’esterno. La nostra proposta è dunque di bandire un concorso internazionale di idee che abbia per oggetto la progettazione di una piazza monumentale che sia la porta Nord Ovest di Firenze. Successivamente si potranno bandire concorsi per le nuove porte: da quella di Sud Ovest, cioè l’ingresso dal Valdarno Inferiore, di Siena da Sud e dell’Est, cioè da Arezzo. Si tratta di nodi in cui convergono arterie nazionali, sia l’A1 che le SGC per Pisa–Livorno e per Siena.

Le indicazioni sopra raccolte vanno convogliate in una strategia unificante per una visione futura di Firenze come città della cultura. Si tratta di una strategia che, richiamando il senso della Carta di Firenze sui Beni Culturali Europei del 1991, valorizzi la vocazione europea della città, con un rapporto fattivo con l’Istituto universitario europeo, visto come un «pensatoio» per l’Europa, e con l’arricchimento di alcuni prestigiosi Istituti presenti in città. Un contributo importante in questo senso può venire ad esempio da un rapporto più stretto e coordinato con il prestigioso Istituto Francese, diretto dall’architetto Manon Hansemann, nostra accademica, anche in relazione al gemellaggio di Firenze con Reims.

Sull’insieme degli obiettivi e delle linee guida qui accennati l’Accademia delle Arti del Disegno si rende disponibile a esprimere, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, una adeguata progettazione in funzione delle competenze in essa presenti.